Spaccature

Nell’armonico oblio
che viviamo
chi si muove con disinvoltura?

Uno solo uscí pulito
da questa scura marmaglia
di pensieri e mani

non appare più un sole
ma si affaccia dalla luna
una luce che non basta ai ciechi.

Nasce ogni giorno
un vagito spaccato
sempre più in frantumi

che vede tutto malinconico
anche alla fine di un arcobaleno
ma dal suo pianto può tornare al principio

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Parole in silenzio

Ho perso te e me 
quando ho alzato la voce,
non bastava l’accordo del salmo 
è carta che non parla 

studio silenzio 
ma grido se parlo,
canto la notte
perché zitta rimane l’alba.

Vai via senza rumore 
e torni facendo baccano 
ma non so’ chi tu sia 
non ricordo il richiamo 

ma una voce conforma 
due bocche incerte.

Allora parleremo senza dire 
e taceremo raccontandoci

Confinato

Bastano piccole pennellate di nuvole
ed il cielo
diventa perfetto

un po’ sotto gli astri 
sognati da quando sono nati 
e un po’ sopra di noi 
nati da quando siamo sognati

sembra un qualcosa 
di vagamente irrispettoso 
questo cielo bello 
perché è limite 
al mio sguardo 
che oltre non può guardare più

Melodia

Si è persa una voce
in un vuoto tremendo 
dopo viaggii sull’orlo

si aggirano rapaci
sguscianti silenzi
come sentieri viscidi
venuti fuori da un torpore 
di un sogno livido.

Dov’è la voce che ascoltai 
è persa sotto un molle rumore 
ormai non la ricordo più.

Ti aspetto alla soglia 
di un pentagramma sacro 
chissà se a quel canto 
ogni tanto non piaccia suonare 
per farsi udire allo scoperto di una chiave di violino

Sogni ad occhi aperti

    Trovare in ogni caso qualcosa da dire, spettinarmi e ridere come un bambino.
    Pensare che il giorno passa e che ogni cosa non è a caso, ha un nome e si mischia al mio.
    Superare ogni presunzione, scavalcare quell’orgoglio accecante.
    Sì, superare i cocci di pensieri vecchi e respirare.
    Voglio respirare come quando salivo sull’altalena e tanto bastava.
    Voglio respirare come quando mi batteva forte il cuore, solo ad immaginare un mondo fantastico.
    Voglio vivere come quando tutto era nuovo, e da scoprire… senza paura di meravigliarmi.
    Voglio andare a dormire come quando speravo in bei sogni, ed a quel “sogni d’oro” ci credevo davvero.
    Sono sicuro che in qualche angolo di me c’é ancora quel piccolo Gabriele che gioca seduto per terra, con la faccia sporca e le ginocchia sbucciate.
    Voglio pensare e sperare, anzi sono sicuro! Che vivo nella possibilità di una vita che ha ancora tutto da dirmi. Cosí ogni giorno é come se rinascessi.
    Sono sicuro che se l’umanità esiste ancora, è perché non ha perso la capacità innata di immaginare, vedere, seguire e sognare la propria stella. Una di quelle che da piccoli fissavamo lassú con la bocca aperta, ad immaginare chissà cosa.

Il dirupo salva (?)

Mi colpisce sul capo
odio d’occhio fine
e pensieroso m’allontano

striscio su un tappeto di neve fredda 
e taglia un cuore solitario 
mentre soffia un vento fendente.

Pesa l’occhio di lupo 
con fauci di ghigliottina 
e un ringhio di sentenza.

Come riscaldare un cuore prigioniero?
Non batte più e odia ciò che vede 
perché non penetra e scioglie

all’ombra d’un fuoco 
prova a sciogliere l’inverno 
duro come pietra e liscio come lama

e scivola giù
un dirupo scosceso 
costringe un salto fiducioso 

salvezza dalla tenebra.

Non vorrei dire

Non ti ho detto ancora 
che siamo solo note 
solleticate al soffio 
passate di sfuggita

Non ti ho detto ancora 
che siamo frammenti di stella 
e che spenti 
non avremo nessuno per raccontarlo

ma che importa?

Non ti ho detto ancora 
nulla di ciò che già non sai 
perché quaggiù 
non si respira 

Non ti ho detto ancora 
che le mie parole 
sono solo scuse per placare sconfinati silenzi